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Reduci da un ictus: come cambia la casa

È noto che l’ictus faccia parte di quel gruppo di malattie che procurano gravi problemi non solo al malato, ma anche ai familiari che sentono l’obbligo morale di fare il possibile per restituire al parente, che probabilmente ha ereditato un qualche tipo di invalidità dalla malattia, la possibilità di vivere la propria casa e la propria vita nel modo più semplice e naturale possibile.

Quali sono le invalidità più frequenti che permangono nelle vittime di ictus?

I problemi che affliggono il paziente nella fase acuta dell’ictus dipendono dall’area cerebrale che viene compressa o lesionata durante l’emorragia o l’ischemia.

Sono diverse le conseguenze che è possibile aspettarsi, dall’impossibilità di parlare (afasia), di ingoiare (disfagia), di camminare o muoversi in modo coordinato con tutti gli arti, ai problemi cognitivi più o meno gravi.

È scontato che coloro che superano la fase acuta e riescono a tornare a casa, hanno necessità nella maggiorparte dei casi di un supporto psicofisico continuativo e duraturo per il resto della propria vita. Parte di questo supporto dovrebbe essere assicurato dai servizi pubblici, anche se in realtà purtroppo il periodo storico impedisce un ausilio completo, ma molto impegno è necessario soprattutto da parte dei familiari, dal punto di vista economico, organizzativo e psicologico.

Una delle cose più importanti una volta tornati a casa è elaborare un programma di riabilitazione e fisioterapia per far sì che il paziente recuperi il più possibile le originarie capacità fisiche e cognitive. È purtroppo costoso, ma è possibile usufruire di visite domiciliari che aiutino il soggetto senza che debba uscire di casa ed è quindi necessario adibire una stanza o una sezione della casa per la ginnastica del paziente, anche quando raggiunge la capacità di svolgere da solo gli esercizi ginnici che gli sono stati insegnati dal fisioterapista. È possibile che sia necessario predisporre letti particolari che magari rendano più facile la salita e la discesa e lo stesso vale per le poltrone, anche per evitare che il paziente rimanga troppo tempo fermo nella stessa posizione col rischio che si formino piaghe da decubito o lesioni di altro genere.

Nel caso in cui la casa d’origine del paziente sia su più livelli, si rende probabilmente necessario cambiare la disposizione delle stanze per far sì che il soggetto possa trovare tutto ciò di cui ha bisogno al piano terra o senza bisogno di superare ostacoli come gradini, tappeti o dislivelli che con la sedia a rotelle o bastoni possono risultare insormontabili. Se gli scalini lo permettono è possibile far costruire delle pedane e quando è possibile ci si può rivolgere a una delle aziende che possono montare le apposite apparecchiature per permettere a chi non ce la fa o è su una sedia a rotelle di salire ai piani superiori.

Una delle stanze più pericolose per chi ha dei problemi di deambulazione è il bagno, luogo dove solitamente si va da soli e diventa imbarazzante dover chiedere aiuto.

Anche se non tutti i tecnici sono in grado di farlo è possibile contattare degli specialisti che sappiano montare i maniglioni utili per chi non riesce, per mancanza di forza o di equilibrio, ad alzarsi o sedersi sul bidet o sulla toilette. Esiste inoltre la possibilità di far impiantare docce o vasche da bagno a livello del pavimento così che, prive di scalini, non diventino un ostacolo in caso di invalidità, temporanea o meno.

Per coloro che possono comunque svolgere alcune delle attività quotidiane in modo autonomo anche la cucina può essere organizzata adeguatamente, se non altro riposizionando gli oggetti di uso più comune in mobili più comodi e, quando è necessario, più bassi.

La cosa più importante, e forse la più difficile, rimane comunque il tentativo di creare un ambiente caldo dal punto di vista dell’approccio psicologico. Chi è vittima di un ictus non presenta solo conseguenze fisiche, ma deve subire soprattutto una condizione psicologica che spesso porta a un senso di solitudine e alla depressione; entrambi stati che contribuiscono al peggioramento anche fisico del paziente e impediscono un recupero adeguato. Sicuramente sentire la propria famiglia vicina e disposta a sacrificare parte del proprio tempo per rendere più facile la vita al proprio caro è fondamentale per far sì che il soggetto non confonda la propria disabilità per un peso per gli altri.

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