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Immagine motoria

Studiare l’immagine motoria ai tempi dell’università mi convinse definitivamente che il recupero post ictus dove dovesse passare attraverso la Riabilitazione Neurocognitiva. Questo argomento infatti rafforzò definitivamente la necessità di coinvolgere i processi cognitivi negli esercizi di riabilitazione per il paziente emiplegico.

Se i primi studi dei testi del Prof. Perfetti mostravano l’approccio neurocognitivo ragionevole ed assolutamente rivoluzionario, l’approfondimento sull’immagine motoria lo rendeva invece necessario ed imprescindibile.

Per questo non smetto mai di consigliare questo testo in particolare a studenti di fisioterapia e colleghi: “l’immagine motoria nell’esercizio terapeutico conoscitivo” di Perfetti e Reggiani, con la speranza che scatti la stessa scintilla.

È l’argomento che mi ha indirizzato definitivamente verso la Riabilitazione Neurocognitiva.

Cosa è l’immagine motoria e a cosa serve

Esempio pratico

Se uscendo di casa ci incamminiamo per strada e la notte ha piovuto, il terreno sarà pieno di pozze d’acqua; non è un caso che alcune di esse decideremo di scavalcarle ed altre invece di aggirarle.

Questo processo avviene pressoché al di fuori della nostra consapevolezza, tuttavia alla base delle diverse scelte nel nostro cervello avviene una programmazione molto raffinata degli effetti del movimento futuro che andremo ad affrontare.

Per intenderci, non è necessario finire con i piedi nell’acqua per capire che la pozza era troppo lunga per poterla sorvolare con un passo, questa previsione avviene già un istante prima del movimento e ci permetterà di cambiare il programma del movimento se gli effetti non risultano soddisfacenti.

La programmazione del movimento che precede il movimento stesso, prende il nome di immagine motoria, cioè la capacità di costruire una rappresentazione del movimento che comprenda le sensazioni del corpo senza eseguire il movimento.

Ho volutamente posto l’accento sul fatto che si tratta di una rappresentazione su base delle sensazioni del corpo (somestesica) anche perché il nome stesso, immagine motoria, può fuorviare ed indurci a pensare all’immagine motoria come ad una rappresentazione visiva del movimento.

Per intenderci la nostra capacità di creare rappresentazioni, integrare diversi aspetti della realtà, ad esempio come quando chiudiamo gli occhi ed immaginiamo di camminare, può avvenire in molti modi diversi: possiamo immaginare di vederci camminare come se ci guardassimo dall’esterno o su di un filmato ( immagine prettamente visiva) o possiamo immaginare noi stessi protagonisti dell’azione e viverla in prima persona arricchendo la nostra rappresentazione con la sensazione del contatto dei piedi al suolo o la sensazione del peso del nostro corpo sulle gambe ed il susseguirsi del loro movimento (immagine motoria).

Credo che sia chiaro il motivo per il quale la natura ci abbia dotato di tale abilità, immaginare e prevedere gli effetti di una azione, ci permette di procedere ed imparare senza “prove ed errori”, che in alcuni casi potrebbero essere fatali.

Si tratta pertanto di un processo affinato nel corso dell’evoluzione dell’uomo che ne ha garantito la sopravvivenza della specie.

L’immagine è solo mentale?

Siamo spesso portati a pensare che il mondo fisico, quello abitato dal corpo, sia separato dal mondo mentale quello dei pensieri e dell’immaginazione. In realtà si tratta di due entità indissolubili e intimamente connesse, così tanto da portarci a non identificarle neppure in due entità distinte.

Conferme su come mente e corpo siano parti integrate di uno stesso sistema, le viviamo ogni giorno nel nostro quotidiano. Credo ognuno di noi, evocando pensieri inquietanti o spiacevoli, come ad esempio pensare ad un litigio con il nostro capo o partner, ci siamo resi conto che il nostro battito cardiaco ha subito un cambio di marcia e la respirazione si è fatta più frequente. Questo chiaramente è solo uno degli esempi di come il pensiero si responsabile di modificazioni corporee e viceversa.

Possiamo anche fare un piccolo esperimento che è quello di immaginare noi stessi mentre camminiamo, ricordatevi che la rappresentazione di noi stessi deve essere in prima persona, ovvero dobbiamo essere protagonisti dell’azione e non vederci come in uno schermo. Mentre camminiamo mentalmente, iniziamo ad velocizzare la nostra andatura fino a correre più forte che possiamo, sentendo i nostri piedi, le nostre gambe ed il nostro corpo in questa attività. Vi renderete presto conto, che il vostro battito è accelerato ed il respiro si è fatto più frequente.

Quindi l’immagine motoria non è solo nella mente, ma è anche nel corpo

Perché è importante l’immagine motoria nella riabilitazione post ictus

Quello che appare evidente dopo un ictus, è la perdita della capacità di muovere il corpo, pertanto il corpo e tutti i processi che ne permettono il movimento sono gli oggetti del nostro intervento terapeutico. Alla luce di quanto appena detto sull’intima correlazione tra corpo e processi di rappresentazione del movimento (immagine motoria), dopo un ictus non possiamo pensare di recuperare il corpo senza considerare questa abilità cognitiva.

Ci sono un paio di esperimenti in campo neurofisiologico che ho il piacere di raccontare perché sono in parte quegli argomenti che durante l’università mi convinsero della ragionevolezza della Riabilitazione Neurocognitiva.

Il primo studio condotto da Pascual-Leone nel 1995 , mirava ad evidenziare il ruolo dell’immagine motoria nella dimensione ed estensione delle aree cerebrali che coinvolgono il nostro corpo e che sono deputate al movimento.

1ºSTUDIO

ESPERIMENTO 1

I ricercatori selezionarono 4 gruppi di persone che non avevano mai suonato il pianoforte in vita loro.

1° gruppo

A questo primo gruppo di persone venne insegnato un esercizio al pianoforte da fare a cinque dita, questo per 2 ore al giorno lungo 5 giorni. Al termine della sperimentazione i ricercatori attraverso strumentazioni tecniche, rilevarono un aumento della superficie dell’aree motorie deputate al movimento del dito indice.

Quindi il primo dato importante che emerge da questo primo gruppo di studio è che, l’allenamento e l’apprendimento, modificano la biologia del cervello ed in particolare le aree cerebrali che permettono i movimento.

2° gruppo

A questo secondo gruppo di persone invece, per la stesso tempo, viene chiesto di suonare il pianoforte a piacimento, senza aver imparato alcun esercizio. I risultati dimostrarono comunque un allargamento delle aree deputate la movimento del 2º dito, ma sostanzialmente inferiore rispetto al primo gruppo.

In questo caso il dato importante da mettere in relazione con il precedente è che l’apprendimento di una sequenza determina un aumento della superficie dell’area cerebrale dell’indice maggiore di un movimento casuale.

ESPERIMENTO 2

In questo secondo esperimento ad un primo gruppo era stato richiesto di esercitarsi 2 ore al giorno per cinque giorni con un esercizio a cinque dita al piano forte, mentre ad un secondo gruppo era stato chiesto di eseguire questo esercizio solo mentalmente, attraverso quindi l’immagine motoria e senza produrre alcun movimento.

Il dato davvero rivoluzionario è che in entrambi i casi c’è stato lo stesso ampliamento della superficie cerebrale dedicata al movimento del 2º dito anche attraverso un esercizio che richiedeva la sola immagine motoria senza movimento.

Ho travato da subito importante questo dato in quanto lavorando con pazienti che in seguito ad ictus non hanno la possibilità di svolgere molti movimenti, l’immagine motoria permette comunque di agire sulla biologia del cervello senza eseguire materialmente un dato movimento.

Già solo intuitivamente si comprende come questo strumento non possa essere escluso da nessuna attività riabilitativa

2º STUDIO

Il secondo studio condotto da You e Cole nel 1992, é ancora più significativo, specialmente in un contesto scientifico-culturale in cui l’aspetto quantitativo della forza assume un ruolo centrale nel recupero. Questi andavano a dimostrare come anche la forza muscolare venisse incrementata con attività di immagine motoria. In questo studio straordinario, infatti, gli autori hanno messo a confronto l’incremento di forza muscolare prodotto da ripetizioni di contrazioni isometriche massimali e quello prodotto invece attraverso la sola evocazione dell’immagine motoria dello stesso compito.

ESPERIMENTO

Gli sperimentatori hanno semplicemente richiesto ad un gruppo di persone di allenarsi nel movimento di abduzione del mignolo (movimento verso l’esterno) contro resistenza ed hanno messo a confronto il gruppo al quale hanno richiesto invece di immaginare solo il movimento ed il relativo sforzo. Il risultato davvero rilevante per chi si occupa di riabilitazione ed in particolare di riabilitazione neurologica post ictus, è che chi si è allenato nel movimento “reale” ha incrementato la forza del 30% mentre chi si è allenato utilizzando l’immagine motoria, quindi senza movimento visibile, ha incrementato la forza del 22%.

Questi studi sono raccolti e spiegati egregiamente nel testo di Perfetti-Reggiani ” L’immagine motoria nell’esercizio terapeutico conoscitivo” di cui consiglio ovviamente la lettura.

Una evidenza ancora più oggettiva del fatto che l’immagine motoria non è un aspetto solo mentale e che fornisce alla riabilitazione post ictus un valido strumento, è fornita dalle ultime tecniche utilizzate in diagnostica per catturare le immagini circa il funzionamento del nostro cervello attraverso la risonanza magnetica funzionale, che permisero di constatare un dato stupefacente, cioè che durante l’atto di immaginare una azione, si attivano nel cervello pressoché le stesse aree che si attiverebbero nel compiere realmente quella stessa azione.

Per questo durante molti esercizi di Riabilitazione Neurocognitiva si richiede il trasferimento dell’immagine motoria costruita sull’arto sano verso l’arto plegico, proprio per preparare l’emisfero colpito dall’ictus ad attivarsi in modo analogo a come si é attivato l’emisfero sano ( ovviamente si tratta questa, di una banalizzazione del reale processo utilizzato durante le sedute).

C’è da precisare che l’immagine motoria non è un esercizio bensì uno strumento che il terapista ha a disposizione per attivare i processi cognitivi del paziente in modo ottimale per condurlo al miglior recupero, inoltre l’immagine motoria se ben guidata dal linguaggio del terapista permette di individuare molti dei problemi cognitivi che il paziente emiplegico presenta e che sono spesso ben celati.

Ho voluto specificare che l’immagine motoria non è un esercizio perché come al solito, queste intuizioni geniali supportate da studi scientifici, vengono travisate tanto da giungere a ritenere esercizio anche la sola osservazione di azioni, con tanto di corsi di formazione…. Niente di più virtuale e parziale, tuttavia allo stato attuale delle cose preferisco che un aspetto così importante come l’immagine motoria venga travisato ed utilizzato in maniera superficiale piuttosto che ignorato completamente dalla riabilitazione.

35 Comments

  1. anna maria says:

    gentilmentevorrei sapere a pescara il centro riabilitativo per ictus

    • vsarmati says:

      Cara Annamaria, purtroppo non abbiamo notizie di centri specialistici nella tua zona, spiacenti. Nel frattempo stiamo preparando un lista di professionisti che utilizzano la riabilitazione neurocognitiva in italia, intendiamo completarla quanto prima. a presto

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